Addio

È quando, sulla seggiolina di formica davanti al lungo banco della commissione, si siede lui, che capisci che un altro periodo si è chiuso. Lui, che per tre anni ti ha fatto disperare con le sue continue polemiche. Lui, che da un niente s’inventava raccontini degni di un vero scrittore. Lui che a malapena metteva giù due righe e ti guardava masticando la penna e dicendo «Sono disperato, prof, non mi viene nemmeno un’idea.» Lui, quello timido, silenzioso, sempre seduto composto al suo banco, e lui, irrefrenabile, vulcanico. Lui che ti rispondeva sempre male, e quante volte hai trattenuto la voglia di tirargli uno scappellotto. Lui sorridente, gentile, un po’ ruffiano. E lui, che ti ha fatto compagnia per cinque anni: due volte la terza, due volte la quarta, e finalmente eccolo qui, con la camicia bianca e i capelli lisciati col gel, la mano che tamburella nervosa sul banco. Un altro anno è passato, un’altra classe si diploma, un altro addio si consuma.
«E che cosa mi accadrebbe, posso chiederlo, se volessi bene a tutti i bambini a cui ho detto addio?» (Mary Poppins)

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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6 risposte a Addio

  1. La Dona ha detto:

    Mi sono commossa…

  2. marisasalabelle ha detto:

    Poi, qualcuno torna: a settembre, ottobre dell’anno successivo. O meglio, del successivo anno scolastico, dello stesso anno solare. Torna a farti visita, a dirti se si è iscritto all’università o se lavora, a scompigliarti la lezione, a sedersi un’altra volta sul banchino che non è più il suo. E qualcuno torna ancora un’altra volta, a farti gli auguri per il compleanno, o ti telefona per Natale, o ti manda una mail per raccontarti quello che fa… Qualcuno, poi, dopo anni te lo ritrovi come collega: ma questo è sempre più raro, perché pochi giovani riescono a entrare nella scuola, e per fortuna pochi desiderano farlo.
    Qualcuno abita vicino a casa tua, qualcuno lo vedi al supermercato, qualcuno recita in una compagnia teatrale amatoriale e ti invita allo spettacolo. Ma tantissimi non li vedi mai più.

    • La Dona ha detto:

      Ho frequentato per un paio di anni il corso serale di un liceo umanistico (solo un paio ahimè, poi la priorità chiamata famiglia è dovuta tornare al primo posto) ma all’inizio di entrambi gli anni gli studenti usciti l’anno prima tornavano a salutare i docenti. Adulti, in questo caso, in relazione con altri adulti che li avevano guidati per cinque anni in questo percorso. Credo sia diverso il tipo di rapporto che lega uno studente del serale al suo insegnante, ma di certo il ruolo è sempre chiaro. Non sono tornata a salutare i miei prof, anche se ho frequentato due anni soltanto. La paura di guardare in faccia le mie scelte, questo il motivo.
      Leggerti è dolce. Mi piace tanto il tuo blog.

  3. Giampaolo ha detto:

    Qualche mio ex studente che ho incontrato per caso e a cui ho detto che mi sarebbe piaciuto risentirlo, mi ha consigliati di iscrivermi a Facebook, dove loro, ex e non solo, sono in massa. Cosa che ho fatto e che mi ha rivelato aspetti inattesi del carattere di molti e la sua evoluzione, facendomi anche pensare “ma io che cosa ho insegnato a questi?”

  4. marisasalabelle ha detto:

    Io sono un po’ restia nei confronti di Facebook…

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