Senza presidente

La mattina senza presidente di commissione fila via liscia come l’olio: senza le sue tuniche variopinte, senza la sua voce baritonale, senza il tintinnio dei suoi braccialetti. Senza il suo ritardo fisiologico e senza le sue domande a sproposito. È mezzogiorno e un quarto e stiamo già interrogando l’ultimo candidato della giornata (ieri, a quest’ora, eravamo appena al terzo). Il ragazzo che stiamo interrogando è un tipo ansioso e non ha voluto che nessuno dei suoi amici assistesse al colloquio, ma gli orali sono pubblici e dunque la porta dell’aula è aperta. Abbiamo quasi finito, c’è solo da mostrargli le prove scritte, quando si affaccia un signore alto, coi capelli brizzolati, un paio di pantaloni di gabardine beige e una camicia celeste.
Attraversa l’aula e viene dritto al tavolo della commissione.
«Buongiorno. Sono l’ispettore, vorrei parlare con la presidente.»
Silenzio. Il ragazzo sgrana gli occhi: il suo viso s’imporpora rapidamente. I vari membri della commissione guardano qua e là senza sapere che dire. Finalmente parla con voce esitante il giovane ingegnere coi capelli rossi, il vicepresidente.
«La presidente non c’è, stamattina: aveva un impegno. Eccezionalmente sono io che presiedo la commissione.»
All’ispettore sembra che gli sia andato un boccone di traverso.
«Come sarebbe a dire, non c’è! Come sarebbe a dire aveva un impegno! Durante gli orali la commissione dev’essere al completo. Al com-ple-to! Se la presidente o qualcun altro aveva un impegno, doveva sospendere i colloqui per un giorno!»
L’ispettore è paonazzo, l’assenza della presidente gli sembra un oltraggio contro la sua persona. Il vicepresidente farfuglia, non aveva previsto che i fatti prendessero una piega così sgradevole. Il candidato intanto sta per collassare: l’ispettore se ne accorge, lo prega di accomodarsi fuori, chiude la porta dell’aula e comincia un’intemerata nei confronti della presidente e di tutta la commissione. Si fa dare il numero di cellulare della presidente, la chiama e le fa una sparata incredibile.
«È chiaro che i colloqui di stamattina sono irregolari, conclude. Ora finite di interrogare quel povero ragazzo, altrimenti gli viene un colpo; poi mi fate la cortesia di riconvocare tutti per domattina, perché i colloqui si devono rifare.»
«Domattina? Ma domattina abbiamo altri cinque ragazzi in calendario!»
«Fate i cinque ragazzi in calendario e quelli di stamattina li mettete in coda. Verrò alle dodici e trenta a verificare che tutto sia in regola. E mi raccomando! Che non manchi nessuno, domani!»
L’ispettore se ne va tempestoso, il candidato ansioso rientra, si siede, un muscolo pulsa nel suo avambraccio destro posato sul tavolo. Viene rassicurato, no, l’ispettore non ce l’aveva con lui, no, soltanto un piccolo disguido: domani dovrà tornare, ma non ci stia a pensar su, vada a casa adesso, è l’ora di pranzo, non ci pensi più: a domani.
Intanto si sono fatte le due: prima di andare a casa ci fermiamo in segreteria, per telefonare ai ragazzi che stamani, ignari, hanno sostenuto il loro colloquio senza presidente.
«Sì, c’è stato un piccolo equivoco, nulla di grave. No, niente che tu abbia fatto di sbagliato. Ma bisogna che torni, domattina. Una piccola formalità, non stare a preoccuparti. Verso mezzogiorno. Sta’ tranquillo: a domani.»

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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3 risposte a Senza presidente

  1. ilnotiziabile ha detto:

    E meno male che la presidente conosceva l’ordinanza… a memoria! In fondo c’era da aspettarselo, non è vero?

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