L’ho fatto per lei

Sandro viene a farsi interrogare in letteratura. Foscolo, Leopardi, il Romanticismo: è preparatissimo. Ha letto tutti i testi, ne sa parlare, li mette a confronto, propone la sua interpretazione.
«Bravissimo, gli dico, ti meriti un bel 9.»
Poi, siccome sono a conoscenza delle sue difficoltà nelle materie tecniche, gli chiedo:
«Pensi che questo ti aiuterà? Ce la fai ad arrivare agli scrutini con un paio di insufficienze, magari da recuperare nell’estate, e a non perdere l’anno?»
«Oh, no, l’anno è perso, non ce la posso fare. Da domani smetto di venire a scuola.»
«E allora perché ti sei preparato così bene in italiano? Perché hai voluto essere interrogato?»
«L’ho fatto per lei, prof.»

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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4 risposte a L’ho fatto per lei

  1. ilnotiziabile ha detto:

    Credo siano belle soddisfazioni, queste, per un’insegnante!
    Gabriele

  2. wwayne ha detto:

    Bellissimo. Una di quelle frasi che ti aprono il cuore e che Le fanno capire che ha svolto bene il Suo lavoro, che ha lasciato un segno sui Suoi alunni.
    Cerchi di salvare questo ragazzo. Se lo merita umanamente e anche scolasticamente, visto che il sale in zucca sembra avercelo.
    Ma ora che ci penso, se smette di venire a scuola a quel punto non lo può salvare nemmeno un’ arringa di Perry Mason. Bisogna convincere prima lui a non mollare, e poi i professori a dargli una seconda chance. E’ più difficile la seconda, perché davanti a dei crudi numeri, davanti a una sfilza di 4 é difficile convincere i propri colleghi che il ragazzo ce la può fare.

  3. Matrioska ha detto:

    che impressione Le ha fatto Professoressa sentirglielo dire????

  4. marisasalabelle ha detto:

    Questo episodio è avvenuto realmente, ma non oggi. Questo blog non è un vero e proprio diario: prende spunto da episodi reali, ripesca tra i vecchi ricordi, traveste un po’ la realtà, anche per rispetto della privacy dei ragazzi che sono i miei veri alunni oggi.
    Nel corso degli anni ho contribuito a bocciare alcuni alunni, ho cercato di salvarne altri: a volte con successo, a volte no. Non sono contraria alla bocciatura in sé,anche se sono rari i casi in cui ripetere un anno si rivela utile per l’alunno; certe volte ho notato, in alcuni colleghi, un eccesso di rigidità, addirittura una volontà punitiva che non sempre mi è sembrata appropriata. La scuola sa essere crudele.
    Quanto al ragazzo di cui parla l’aneddoto, era già ripetente, si era impegnato poco, forse non era portato per il tipo di scuola che aveva scelto… quell’anno fu bocciato, cambiò scuola, non so se poi si sia diplomato. Fui molto colpita dalle sue parole, non parlerei di soddisfazione, in questo caso, ma di commozione per quello che percepii come un gesto di affetto: “me ne vado da questa scuola, ma a te ho voluto bene”.

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