Pur di non farsi interrogare

Venerdì pomeriggio. Sono a casa e do gli ultimi ritocchi alle mie valutazioni: tra pochi giorni finisce il quadrimestre, stanno per arrivare le pagelle. Qualche giorno fa ho avvertito Marco, che parteciperà al Viaggio della Memoria e mancherà da scuola proprio negli ultimi giorni di gennaio: bada, prima che tu parta, devi rimediare quel brutto voto in storia. Vengo sabato, mi ha detto. E quindi domani, appena entro in classe, lo becco subito, penso, e proprio in quel momento, ecco, uno scossone: escono dalle camere i miei figli, il terremoto, mamma. Nessun danno, un po’ di paura, riunione urgente in comune, domani scuole chiuse. Poco dopo mi arriva un sms da Marco: pur di non farmi interrogare, mi dice, ho fatto tremare la terra, prof.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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4 risposte a Pur di non farsi interrogare

  1. wwayne ha detto:

    I miei rapporti con i compagni di scuola sono stati ottimi nei primi 2 anni di liceo e pessimi nei successivi 3.
    Questo brusco cambiamento fu determinato proprio dalla prof di Storia e Filosofia che cominciammo ad avere dal terzo anno. Era quel tipo di prof che, pur essendo in fondo buona, per paura di non venire rispettata recitava la parte del sergente di ferro.
    La recitava così bene che ci terrorizzava tutti, e ogni volta che lei interrogava (quindi ogni Lunedì per Filosofia e ogni Venerdì per Storia) la maggioranza degli studenti non veniva a scuola.
    Ovviamente a rimetterci eravamo sempre io e gli altri 4 gatti che erano troppo onesti per fingere una malattia. Si creò così un odio viscerale tra noi onesti e i finti malati, perché questi ultimi, con le loro continue assenze, ci costringevano a subire di continuo la tortura di un’ interrogazione con quella prof.
    Le sue domande non erano particolarmente difficili, ma a rendere le sue interrogazioni un incubo era l’ atteggiamento con cui le poneva: il tono di voce era glaciale, se ti vedeva in difficoltà non alzava un dito per aiutarti, se stavi dicendo una cosa sbagliata non ti correggeva…
    Comunque, molto meglio i prof “cattivi fuori e buoni dentro” come lei rispetto a quelli che fanno finta di esserti amici, a lezione ti fanno la battuta, a ricreazione fumano la sigaretta insieme a te… e poi a fine anno te la tirano in tasca con un bel debito o abbassandoti il voto. Quelli sì che vanno evitati come la peste.
    Hai mai conosciuto, da studente o da docente, dei professori appartenenti a queste 2 categorie?

  2. marisasalabelle ha detto:

    Io non sono cattiva… è che mi disegnano così! (Jessica Rabbit). Non sono cattiva, credo di essere esigente ma difficilmente chiudo la porta in faccia a un ragazzo. Voglio che si impegnino, ma sono disposta ad aiutarli. Ho conosciuto sia il genere di prof cui ti riferisci, un un genere che non mi appartiene (quelli gelidi, intendo). Io, sia per formazione che per carattere, sono per una relazione “calda”, anche se non da “amicona” (conosco anche questo genere). In quanto agli alunni che scansano le verifiche, ne conosco eccome, ed è un comportamento che non mi piace.

    • wwayne ha detto:

      Il Suo atteggiamento nei confronti degli alunni mi piace, perché evita i 2 estremi: una professoressa troppo asettica crea un clima lavorativo poco sereno sia per se stessa che per gli alunni, mentre una professoressa troppo amica di solito finisce per perdere il rispetto dei suoi alunni e non riesce a giudicarli con obiettività.
      Se un giorno riuscirò a diventare insegnante, farò come Lei. Si tratta tuttavia di un’ impresa quasi impossibile: sono uno studente di Lettere Antiche e, se anche mi laureassi con il 110 e lode, le abilitazioni all’ insegnamento per le nostre materie vengono date in numero così risicato che soltanto uno su 100 riesce a passare i vari test. La ringrazio per le Sue risposte.

  3. marisasalabelle ha detto:

    grazie a te per essere venuto sul mio blog!

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