La professoressa e il giovane esordiente (parte II)

Arrivata a casa, aprì il volume con grande curiosità. Fu contenta di ritrovarci la sua città, che aveva abbandonato da anni, ma della quale conservava un ricordo fantastico, come di solito è quello dei luoghi in cui si è passata la giovinezza. Solo a leggere il nome di certe strade o piazze le si allargava il cuore. Ma via via che procedeva, qualcosa nel modo di esprimersi dell’autore la disturbava. Un’aggettivazione ridondante, un eccesso di enfasi, una sintassi che a tratti… hmm… dovevano essere quei benedetti classici. Li aveva nelle orecchie, non riusciva a liberarsene. Eppure, diceva tra sé, ho letto moltissimi autori che infrangono le regole della scrittura scolastica: ci mancherebbe! Senza stare a scomodare Joyce, che tutti tirano in ballo quando vogliono dimostrare di aver fatto letture impegnative e di conoscere la sperimentazione linguistica, ne conosco di scrittori che giocano con le parole e con la sintassi, che s’inventano una lingua tutta loro… Il fatto è che non le sembrava il caso di quel giovane autore, che, secondo lei, anziché crearla, la lingua la castigava. Hmm, ripeté. Sarà che io non me ne intendo molto, di come scrivono le nuove leve. Eh già, devo aver perso qualche treno.

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Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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