La professoressa, il giovane autore e il politico romanziere (parte II)

E fu sorpresa, in effetti, via via che andava avanti nella lettura, di accorgersi che il giovane autore, ben lontano dallo stile asciutto e sobrio che si era aspettata, indulgeva negli stessi errori che aveva criticato così aspramente. Le virgole, tanto per dire. Anche il giovane autore faceva abbondante uso di virgole, oltre che di tutti gli altri segni d’interpunzione. In una frase di cinque righe, la professoressa contò sei virgole e un punto, in una frase di sei righe, otto virgole e un punto; in una di quattro righe, 30 parole in tutto, 10 virgole, un punto e virgola e il punto finale. Per non parlare dei puntini di sospensione… un paragrafo di 20 righe conteneva 25 volte i tre punti di sospensione.
Per quanto riguarda il tricolon, questo residuo manzoniano che marchia a fuoco l’insegnante o l’uomo politico che si picca di scrivere romanzi senza saperlo fare, nel romanzo del giovane autore la professoressa trovò , fina dalle prime pagine, una ragazza “lenta, pallida e impaurita”; un odore “stucchevole, familiare e perfetto”; “un suono scabro: sabbioso e sibilante”, dove all’accumulo si coniugava un uso sapiente dell’allitterazione che avrebbe fatto la felicità di Coach Gaetano. A p. 5 il protagonista guardava sul sito di Repubblica “orsi polari naufraghi, uccelli migratori disorientati, api impazzite…”; a p.6 si trovava “senza soldi, senza lavoro, senza prospettive”. Coi suoi genitori doveva “parlare, parlare, parlare, confrontarsi, aprirsi, non nascondersi”. Per non parlare dei tronchi degli alberi, “viscidi, collosi, unti di resina”.
Quindi, pensò la professoressa, o il giovane autore, a furia di recensire malvezzi stilistici li ha assorbiti senza nemmeno rendersene conto, oppure il suo modo di usarli è intenzionale, o forse, rifletté, forse sono io che non riesco a distinguere il cattivo uso che altri fanno di certi stilemi dall’uso spregiudicato che ne fa il giovane autore. Che ha scritto, peraltro, un libro molto bello: un po’ lunghetto, a dir la verità, un po’ dispersivo e non sempre congruente: ma questi, si disse la professoressa, che appaiono a me come dei difetti, sono i tratti caratteristici delle opere più moderne e innovative.

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Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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