La nemesi

Quindi questo è il suo testo, disse coach Gaetano. Venga avanti, professoressa, che lo discutiamo con gli altri allievi. La professoressa settantenne si alzò in piedi e venne verso la cattedra, dove Gaetano, un tempo suo alunno e attualmente suo docente di scrittura creativa, la aspettava con un sorriso beffardo, sventolando un foglio di formato A4 stampato fittamente su tutt’e due le facciate. Ne lesse ad alta voce il testo, sottolineando con gesti e mimica facciale le parti che considerava particolarmente malriuscite.
«Si può sapere che razza di roba è?» chiese quando ebbe finito la lettura. «Cosa sono questi ambienti campestri, queste siepi di fichi d’india, questi muretti a secco, queste nonne che fanno la conserva in casa? Non si rende conto di quanto siano vieti i suoi ricordi, insulsi i suoi sentimentalismi? Non ha capito che non ce ne facciamo più niente, ormai, di raccontini di questo genere? E poi, cosa le avevo detto? Cinque parole per frase, non una di più. Soggetto, verbo e complemento. Niente aggettivi, niente sinonimi, nessuna ridondanza. Asciugare, asciugare!»
La professoressa tornò al suo posto. È inutile, disse al medico in pensione che sedeva accanto a lei. È la nemesi, capisci? Non gli ho mai dato più di 5, nei temi… anzi, una volta addirittura 4 e mezzo…

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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