Scrittura creativa

E va bene, pensò l’anziana scrittrice. Ho settant’anni, mi sono laureata in lettere, ai miei bei tempi, col massimo dei voti e la lode, ho insegnato italiano nelle scuole medie per quarant’anni, ho letto diecimila libri e, sinceramente, credo di saper scrivere nella mia lingua. Conosco la grammatica e la sintassi, ho un lessico ricco e vario, conosco i diversi registri espressivi. So qualcosa di tecnica della scrittura, ho fantasia, inoltre scrivo da una vita, ma se voglio che i miei manoscritti siano presi in considerazione per un’eventuale pubblicazione non ho altra scelta: devo per forza frequentare una scuola di scrittura. Scrivere romanzi da autodidatta l’hanno fatto in tanti, per secoli, e alcuni con ottimi risultati, ma oggigiorno non è neanche lontanamente concepibile: anche ammesso che la tua opera, non accreditata dall’assidua frequenza di uno o più corsi e soprattutto firmata con un nome sconosciuto nel giro dei lettori, editor e talent scout, venga letta da qualcuno, se l’hai scritta come pareva a te sarai sottoposta a un fuoco di fila di domande che metteranno in discussione ogni tua scelta, sebbene del tutto lecita e documentata nella letteratura di tutti i tempi. Perché usi il tempo presente nella narrazione? Come mai hai chiamato Laura la protagonista? Come ti sei permessa di scrivere frasi più lunghe di una riga e come hai potuto immaginare di usare il verbo al passivo? Domande imbarazzanti, alle quali non saprai come rispondere: ho scelto il presente perché volevo dar l’impressione di seguire gli eventi mentre si verificavano, ho usato il passivo perché credevo che fosse ancora una pratica lecita, è vero, ho il vizio di fare frasi un po’ lunghe, ma mi sembrava che filassero e Laura è il nome della mia migliore amica… Così la professoressa in pensione, visto che le rimaneva un po’ di tempo libero, tra le cure da dedicare ai nipotini, alla vecchissima madre e al marito, e aveva qualche risparmio da parte, mise mano al portafoglio e pagò la sua quota per poter frequentare la scuola di scrittura creativa. A stretto giro di posta ricevette il dépliant col programma del corso e i nomi dei docenti, tra i quali riconobbe un suo ex alunno che, a quanto ricordava, non aveva mai preso più di 5 nei compiti d’italiano.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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7 risposte a Scrittura creativa

  1. Vincenza ha detto:

    Ciao. Ma è una storia vera?

  2. marisasalabelle ha detto:

    Ciao Vincenza. No, questa non è una storia vera. Ma diciamo che potrebbe esserlo…

  3. Vincenza ha detto:

    Speriamo che non si avveri…

  4. Giampaolo Gombi ha detto:

    Scrittura creativa… be’, creatività e correttezza di scrittura sono variabili indipendenti, mi pare…

  5. Marisa Salabelle ha detto:

    E’ vero quel che dici, Giampaolo, ma solo in parte. In realtà, a quel che ho potuto capire, gli insegnanti di scrittura creativa dedicano gran parte del proprio lavoro allo stile, e giustamente, secondo me, perché stile e contenuto sono strettamente collegati. A volte, poi, questi docenti di creatività cercano in qualche modo di imporre la propria idea di stile, cercano di insegnare ai propri allievi a scrivere come scrivono loro (non lo ammetteranno neanche sotto tortura, è chiaro) e questo non mi pare del tutto corretto. Per esempio, le osservazioni sull’uso del passivo e sulla scelta di un nome proprio mi sono state rivolte proprio da uno scrittore che tiene corsi del genere, anche se non durante uno dei suoi corsi. In ogni caso, non perdere d’occhio la professoressa settantenne (che non sono io, sia chiaro): le sue avventure continueranno!

  6. Vincenza ha detto:

    I vostri sono due temi molto interessanti… Giampaolo, a mio parere, creatività e correttezza devono esistere entrambe, se si vuole scrivere qualcosa di buono: non si può prescindere né dall’una né dall’altra (cosa diventerebbe una bella idea senza un adeguato mezzo, corretto e originale, per comunicarla al lettore? e a cosa serve una bella scrittura se non si ha una bella storia o bei personaggi con cui appassionare il pubblico?). Marisa, anch’io penso che non bisogna uniformarsi nella scrittura: anzi, ognuno deve trovare il PROPRIO stile (e non è una cosa affatto facile!).

  7. Giampaolo ha detto:

    Il mio commento era un po’ una provocazione: direi che sono molto d’accordo con voi. Sotto sotto però volevo dire che è mooolto più difficile trovare una storia originale e appassionante che non una scrittura organizzata per benino…

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