Fannulloni

Non è poi vero che i professori sono tutti dei fannulloni e che lavorano 18 ore la settimana. Il professore diligente la mattina, prima di entrare in classe, fa le fotocopie dei compiti che deve somministrare, come si dice ora, ai suoi studenti. Quando ha un’ora buca va in segreteria a compilare un modulo, cerca un collega col quale deve discutere di qualcosa, va dal preside o dal vicepreside, fissa l’aula multimediale, fa altre fotocopie, telefona al teatro comunale e sbriga tante altre piccole cose del genere. Molto spesso l’ora buca non gli basta, perciò si trattiene a scuola oltre il suo orario. Partecipa a numerose riunioni pomeridiane. Dedica un certo numero di ore ai colloqui con i genitori. Prepara e corregge i compiti, prepara le lezioni, legge i nuovi libri di testo, si aggiorna sui nuovi programmi, cerca di capire cosa siano le competenze e in che cosa siano diverse dalle abilità e dalle capacità. Produce powerpoint e slide per la LIM, scrive relazioni, manda e-mail, fa telefonate. Oltre a tutto questo fa 18 ore di lezione in classe. Il professore diligente la notte, prima di addormentarsi, pensa ai suoi studenti e a come fare per convincerli a impegnarsi un po’.

Io questo post non l’avrei voluto scrivere, ma quando è troppo è troppo.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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5 risposte a Fannulloni

  1. daniele ha detto:

    si però hanno un lavoro che gli permette di esserlo se vogliono, chi lavora in ufficio o in fabbrica anche volendo fare solo l’indispensabile fa più del doppio delle ore.

    • marisasalabelle ha detto:

      In tutti i lavori chi vuole può essere un fannullone… In ogni caso, anche gli insegnanti fannulloni devono andare alle riunioni, ricevere i genitori, correggere i compiti e tenere aggiornato il registro, e lo fanno in ore diverse dalle “diciotto”. Ma chi lavora seriamente ha da fare, va’. e lavorare a casa propria non sempre è un vantaggio.

  2. Giampaolo Gombi ha detto:

    L’insegnante è un lavoro totalizzante. Chi lo fa non smette mai di esserlo, è un tutt’uno col suo vissuto. Anche a casa, al cinema, in vacanza, uno continua a pensare a come svolgere meglio il proprio compito, a come raggiungere più efficacemente gli alunni. Per questo puo essere un lavoro molto leggero, perchè chi è davvero votato al mestiere lo fa con naturalezza, quasi senza fatica. Le 18 ore sono un dato burocratico, contingente, notato solo dalle persone superficiali.

  3. virginialess ha detto:

    Le sbandierate 18 ore non possono che irritare il lavoratore che ne fa 40 e le proteste di rito (“…ma quelle sono frontali, poi …”) poco colpiscono i non addetti . Va anche detto che le disparità sono notevoli, nella categoria, a seconda delle discipline, tipologia degli istituti, ruoli accessori e quant’altro.
    Fin dai primi anni d’insegnamento ho pensato che la soluzione fosse semplice (obbligo di rientro pomeridiano) quanto impraticabile ( lamentazioni e, soprattutto, costi aggiuntivi)
    Mi rattrista, ormai in pensione, l’eterno miope arroccamento a difesa. La professione andrebbe riformata ben al di là dei malriusciti e taccagni dictat ministeriali, ma nessuno – che io sappia – “vola alto” ed elabora un vero progetto della nostra istruzione.

    • marisasalabelle ha detto:

      In questi ultimi anni, tutti gli interventi nei confronti della scuola e dei docenti sono stati estremamente penalizzanti. Oltre a un grande aggravio nella mole di lavoro, oltre a stipendi bassi e fermi da anni, oltre ai continui cambi di rotta (questo pomeriggio sono stata a una riunione per definire obiettivi e competenze secondo i nuovi programmi), c’è da considerare il discredito in cui siamo stati gettati agli occhi dei nostri studenti e delle loro famiglie. Fannulloni, privilegiati, incompetenti… E c’è chi lo è, non dico, ma c’è anche chi lavora con passione e con sempre minore soddisfazione.

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